guercino

Come nel Santo Apostolo (inv. 7155), la mancanza di attributi iconografici non consente una precisa identificazione; i due Santi, assieme al San Pietro e al San Giacomo già in collezione Berenson a Settignano e ora di proprietà dello Harvard Center of Renaissance Studies, in origine trovavano posto nei pilastri laterali di un polittico già sull’altare della famiglia Sandei nella chiesa di Santa Sofia a Venezia. Nelle tavolette l’eleganza e l’estrema perizia di esecuzione, tipiche dell’artista marchigiano, si uniscono a una straordinaria monumentalità, probabile rimando alla scultura veneziana coeva.

Come nel Santo Apostolo con libro (inv. 7156), la mancanza di attributi iconografici non consente una precisa identificazione; i due Santi, assieme al San Pietro e al San Giacomo già in collezione Berenson a Settignano e ora di proprietà dello Harvard Center of Renaissance Studies, in origine trovavano posto nei pilastri laterali di un polittico già sull’altare della famiglia Sandei nella chiesa di Santa Sofia a Venezia. Nelle tavolette l’eleganza e l’estrema perizia di esecuzione, tipiche dell’artista marchigiano, si uniscono a una straordinaria monumentalità, probabile rimando alla scultura veneziana coeva.

La tavola, frammento laterale sinistro di un trittico o di un più ampio polittico smembrato di cui non si ha notizia.
Il culto di Sant'Ubaldo, vescovo e patrono di Gubbio, trovò diffusione nell'aria umbro-marchigiana e soprattutto nella città  natale, dove ne sopravvivono diverse testimonianze iconografiche.

Tradizionalmente riferita a Santa Caterina Vigri (una scritta apocrifa l'attribuiva alla Santa pittrice con la data 1452) la tavola fu poi spostata all'ambito del pittore tardogotico veneto Niccolò di Pietro, dei cui modi costituisce una più tarda rivisitazione.

Questa tavola, insieme ad altre due raffiguranti San Bertoldo, San Procardo, che segue in modo ormai stanco le cadenze tardogotiche, fu eseguita dal maestro nella tarda maturità, dopo il ritorno da Siena.
Interessante la presenza del Sant'Andrea Corsini, inserito nel calendario carmelitano solo nel 1462.
L'opera fu commissionata a date decisamente tarde da quello stesso ordine e per la stessa chiesa che aveva visto attivo nel 1437 Paolo Uccello.
La ricostruzione iconografica si deve a P. Antonio Pinci.

Questa tavola, insieme ad altre due raffiguranti San Bertoldo, Sant'Andrea Corsini che segue in modo ormai stanco le cadenze tardogotiche, fu eseguita dal maestro nella tarda maturità, dopo il ritorno da Siena.
Interessante la presenza del Sant'Andrea Corsini, inserito nel calendario carmelitano solo nel 1462.
L'opera fu commissionata a date decisamente tarde da quello stesso ordine e per la stessa chiesa che aveva visto attivo nel 1437 Paolo Uccello.
La ricostruzione iconografica si deve a P. Antonio Pinci.